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Incontro  dell’8 novembre 2018

    AD  ALTA   VOCE  abbiamo letto    Il giorno della civetta

DI COSA PARLA?

Di un omicidio di mafia. Di un’indagine poliziesca che, attraverso lo schema dell’inchiesta, propone una storia ambientata in Sicilia, terra tanto bella e famosa quanto rovinata e tormentata da tutto ciò che ha sempre riguardato la mafia. E’ la trasposizione letteraria di un fatto realmente avvenuto, ovvero l’omicidio del sindacalista Accursio Miraglia, assassinato dalla mafia a Sciacca nel gennaio del 1947.

Il capitano dei carabinieri Bellodi, ex partigiano di Parma, - personaggio ispirato al Comandante dei Carabinieri di Agrigento, Renato Candida - assolutamente nuovo a tutto il meccanismo che regola il mondo mafioso, si occuperà del caso con determinazione e senso di giustizia. La sua pista lo porterà a contatto con l’omertà, il doppiogioco e, fenomeno di cui tanto si parla ma di cui poco ancora si sa, lo stretto, strettissimo legame tra Stato e Mafia. Fa riflettere la sottile critica mossa da Sciascia: nel periodo di stesura del romanzo (1960-1962), lo Stato Italiano, nonostante diversi documenti ne attestassero la presenza, negava fermamente l’esistenza della mafia. Bellodi riesce a individuare l’omicida e i suoi mandanti, ma tutti vengono presto rilasciati. Anche la stampa s’interessa ampiamente al caso, tanto che si apre un dibattito in Parlamento, alla presenza dello stesso Bellodi. Le pressioni politiche dall'alto, però, condurranno non solo all’archiviazione del caso, ma addirittura all’affermazione che la mafia è un’invenzione dei comunisti e che in realtà il delitto è solo un caso di infedeltà coniugale. La mafia, che in passato operava in segreto, come la civetta che è un animale notturno, ora è più pericolosa perché agisce in piena luce, di giorno, anche grazie a complicità politiche:      “… come la civetta quando di giorno compare” è l’epigrafe del romanzo [tratta dall’Enrico VI di Shakespeare].

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ANNO SCOLASTICO  2018-19

 

LIBRIAMOCI  2018 AL LICEO “A.EINSTEIN”

200 ANNI di FRANKENSTEIN

Locandina Libriamoci18 LiceoÈ tempo di bilanci per la quinta edizione di Libriamoci. Giornate di lettura nelle scuole: sono stati 437.000 gli alunni di tutte le età che hanno partecipato alle 3.093 iniziative nelle scuole di tutta Italia, dall’infanzia alle superiori, e nelle scuole italiane all’Estero. Dal 22 al 27 ottobre la campagna del Centro per il libro e la lettura, nata da un Protocollo d’Intesa tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Ministero per i beni e le attività culturali, in collaborazione con #ioleggoperché, ha mobilitato insegnanti, studenti e lettori volontari e vede sul podio delle regioni più attive la Puglia (337) oltre alla Campania (449) e alla Sicilia (378). Il sito libriamociascuola.it resta attivo come punto di riferimento per la condivisione fra docenti e studenti di buone pratiche, suggerimenti di lettura e progetti, strumenti di approfondimento e bibliografie ragionate. 

Il nostro Liceo quest’anno ha partecipato all’iniziativa con l’incontro svoltosi presso l’Auditorium nel pomeriggio del 26 ottobre, quando si sono celebrati i 200 anni delle pagine del famoso racconto di Mary Shelley, aderendo in tal modo ad una delle proposte di Libriamoci. I giovani partecipanti, attraverso la lettura ad alta voce, hanno vissuto la nascita di un personaggio entrato a far parte dell’immaginario collettivo occidentale, la cui dimensione si è subito rivelata più complessa del dato più noto della sua mostruosità. I temi offerti dalla lettura hanno sorpreso per la loro attualità, consegnandoci due archetipi immortali con lo scienziato che si reputa onnipotente, ma che fallisce, e la Creatura, simbolo di chi si vede respinto sin dal suo primo apparire. E non si è tralasciato nè il tema della donna ‘anticonformista’ che scrive e che crea un congegno narrativo perfetto con tre diversi punti di vista che le corrispondono né quello del ‘doppio’, anticipatore dell’aspetto psicoanalitico. Frankenstein siede ormai fra i classici perché non finirà mai di dire quello che ha da dire - come ci ricorda Calvino - che in fondo si potrebbe riassumere tutto nel desiderio di attenzione per ognuno di noi in un mondo che ce ne dà sempre meno. Se la lettura, come i ragazzi hanno affermato in conclusione, grazie anche ad un anniversario, riesce a condurci alla riscoperta delle nostre relazioni col mondo, avrà raggiunto uno dei suoi intenti.

Nel nostro Istituto l’adesione a Libriamoci 2018 è avvenuta anche in orario curricolare, in forme svincolate dal programma di studio, seguendo i filoni tematici proposti di Lettura come libertà e di Buon compleanno Frankenstein! Con le loro iniziative hanno partecipato alle Giornate di lettura le seguenti classi:

   1 A          Italiano                Lettura libera di pagine scelte

   1 B          Italiano                Lettura libera di pagine scelte

   1 C          Italiano                Lettura libera di pagine scelte

   1 D          Italiano                Lettura libera; “Frankenstein” (pagine scelte), M. Shelley

   1 E          Italiano                Brani di narrativa fantasy e pagine scelte di I. Calvino

   1 F          Italiano                “Chi vuol vedere la mamma faccia un passo avanti”, M.P. Bernicchia

   1 I           Italiano                 Lettura libera di pagine scelte

   1 I           Spagnolo             “El conde Lucanor”, Don Juan Manuel  

   1 L          Italiano                Lettura libera di pagine scelte

   2 A          Italiano                Lettura libera; “Frankenstein” (pagine scelte), M. Shelley

   2 B          Italiano                Lettura libera di pagine scelte

   2 C          Italiano                Introduzione di “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, I. Calvino

                                              Il piacere di leggere e i diritti del lettore, D. Pennac da “Come un romanzo”

   2 D          Italiano                Brani di narrativa fantasy e pagine scelte di I. Calvino

   2 F          Italiano                “Io Emanuela agente della scorta di Borsellino”, A. Strada

   2 I           Spagnolo             “El joven rey y el filosofo”, (tratto da “El conde Lucanor”), Don Juan Manuel

   3 I           Spagnolo             “Cantar del mio Cid”, Anonimo

   4 F          Italiano                “La ragazza che guardava l’acqua”, G. Faletti

   4 C          Italiano                Lettura libera; “Frankenstein” (pagine scelte), M. Shelley

   5 C          Italiano                “La metamorfosi”, F. Kafka (lettura integrale)Attestato Libriamoci 2018 Liceo

L’entusiasmo di studenti e insegnanti è una certezza: edizione dopo edizione, sappiamo di poter contare su una risposta eccezionale in termini di impegno, creatività, disponibilità. È questa la forza di Libriamoci, una propulsione speciale che riesce a raggiungere alunni di tutte le età e nei luoghi più diversi. A tutti voi che avete partecipato diciamo: GRAZIE!” (Romano Montroni, Presidente del Centro per il libro e la lettura)

A questi si uniscono i ringraziamenti del nostro Liceo per tutti coloro che credendo nella forza della lettura, la promuovono per promuovere la formazione dei nostri alunni.

Nella complessità dei nostri giorni non è certo una sfida facile escogitare nuovi metodi per avvicinare i ragazzi alla bellezza della lettura. Ma, come sempre, dobbiamo tenacemente provarci.

   F.B.

 

Incontro del 24 aprile 2018

          AD   ALTA  VOCE   abbiamo letto    Goldoni La bottega del caff

DI COSA PARLA?

Di uno 'scorcio di realtà' portato a teatro: in una piazzetta di Venezia, intorno a una bottega del caffè - bevanda in irresistibile ascesa nel ‘700 - si intrecciano le vicende di vari personaggi che rappresentano la quotidianità e le situazioni del tempo. “La bottega del caffè”, pubblicata nel 1750, è una delle più importanti commedie di Carlo Goldoni che, spinto dall’enorme successo del soggetto, prima un semplice intermezzo, decise di tornarci sopra, ampliandolo fino a crearne una vera e autonoma commedia in tre atti.

È considerata uno dei suoi testi più fortunati tra le sedici commedie nuove perché ci permette di capire come il commediografo abbia portato avanti la sua “riforma teatrale”.

Il caffettiere Ridolfo, gestore della bottega, prende a cuore la sorte del giovane mercante di stoffe Eugenio, che da irresponsabile, da qualche tempo frequenta assiduamente “la casa da gioco” di Pandolfo dove ha subito molte perdite a vantaggio di Flaminio, un finto nobile.

La moglie di Eugenio, Vittoria, cerca invano di far ravvedere il marito. Allo stesso scopo è giunta a Venezia da Torino la moglie di Flaminio, Placida, la quale, travestita da pellegrina, ignora la nuova identità assunta dal marito, ed è esposta alle insidie intessute da Don Marzio. Quest’ultimo è un nobile napoletano prepotente e chiacchierone, simbolo di un’aristocrazia inattiva e parassitaria, che prova piacere nel frapporre ostacoli al desiderio delle due mogli di ricondurre sulla retta via Eugenio e Flaminio; trova anzi modo di indurli a festeggiare la ritrovata libertà quando pensa di aver allontanato definitivamente le due donne, e unisce ai festeggiamenti la ballerina Lisaura che, ignara del fatto che Flaminio sia già sposato, spera di diventare sua moglie.

Saranno il buon senso e la generosità del caffettiere Ridolfo, riconoscente verso il defunto padre di Eugenio, a riportare l’equilibrio perduto, cui contribuirà anche l’azione del garzone Trappola.

Il nobile napoletano, accusato di essere uno spione e un diffamatore, abbandonato da tutti, lascerà la città. È la vecchia aristocrazia che deve cedere il passo alla nuova mentalità borghese.

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           Incontro  del 13 marzo 2018

   

        AD ALTVOCE      abbiamo letto       la fattoria degli animali

DI COSA PARLA?

Di una rivoluzione fallita. Del mito di una società di uguali. Dell’apparenza del bene comune e della realtà del potere. George Orwell (1903-1950), pseudonimo dell’autore Eric Arthur Blair, oltre che a “1984” deve la sua fama anche a “La fattoria degli animali”, scritto nel 1945 e pubblicato in Italia nel 1947 da A. Mondadori Ed. Si tratta di un romanzo distopico che fa dell’allegoria politica e della satira, più o meno velata, i suoi punti forti: infatti è un chiaro riferimento alla rivoluzione russa e agli eventi immediatamente successivi. Attraverso la struttura collaudata della favola classica di Esopo, con parallelismi tra gli animali antropomorfizzati e le classi sociali della futura unione sovietica, Orwell esprime i suoi punti di vista sugli eventi riguardanti Lenin, Stalin e Trotsky, con tanto di rivoluzione, ascesa al potere con la forza e degenerazione nella dittatura.

Il libro narra in modo semplice e diretto la storia di una vera e propria ribellione degli animali nei confronti dell'uomo e il successivo sopruso, da parte della classe più intelligente, rappresentata dal maiale Napoleon, del potere appena ottenuto, grazie all’eliminazione degli oppositori interni ma soprattutto grazie a una massiccia opera di disinformazione a danno degli altri animali.

CHI E’ IL LETTORE DE “LA FATTORIA DEGLI ANIMALI”?

Il lettore perfetto per quest'opera non esiste, o meglio, potrebbe essere chiunque. Infatti il racconto procede fluentemente, con un linguaggio semplice e permette una immediata comprensione dei fatti narrati su più livelli, tra loro diversi: c’è quello di superficie, godibilissimo, dell’avventura straordinaria dei vari animali; quello, forse meno evidente, della visione del mondo di Orwell; e quello del lettore più esperto, che con buona cultura coglie fin da subito gli inequivocabili rimandi alla storia contemporanea, alla rivoluzione russa. 

Qualsiasi tipo di lettura si scelga, ci si potrà rendere conto di essere capaci “di andare oltre la lettera a”, al contrario della maggioranza degli animali della fattoria che, senza strumenti culturali, sono destinati a soccombere.

Chiunque comprenda il ruolo centrale che la letteratura svolge nello sviluppo della storia umana, deve anche comprendere che la resistenza al totalitarismo, sia esso imposto dall'esterno o dall'interno, è questione di vita o di morte. (G. Orwell)

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                                                            Incontro del 6 febbraio 2018

    AD  ALTA VOCE      abbiamo letto La banalita del bene

DI COSA PARLA?

Il giornalista Enrico Deaglio, sulla base di un diario di guerra, di ricerche e soprattutto di testimonianze dirette, racconta la storia straordinaria di un eroico “magnifico impostore” il cui nome è oggi annoverato tra i Giusti fra le Nazioni allo Yad Vashem di Gerusalemme. L’avventurosa vicenda è quella di Giorgio Perlasca, italiano buono e coraggioso, commerciante di carni, che a Budapest, nell’inverno fra il 1944 e il 1945, fingendosi un diplomatico spagnolo riuscì a salvare migliaia di persone, soprattutto ebrei, dalla morte certa dello sterminio nazifascista. Tutto ciò sarebbe andato disperso se alcune donne ungheresi, salvate in quel terribile inverno, non si fossero imposte di rintracciare e ringraziare, molti anni dopo, il loro salvatore.

CHI È IL LETTORE DE “LA BANALITÀ DEL BENE”?

La banalità del bene è un testo rivolto a tutti coloro che vogliono capire veramente la storia, ricordare l’Olocausto, a partire dal 27 gennaio, giorno della Memoria e conoscere un grande eroe della storia italiana come Giorgio Perlasca - per troppo tempo rimasto sconosciuto - le cui imprese appaiono alquanto incredibili sebbene siano accadute realmente. Questo libro permette di capire perfettamente la difficile quotidianità imposta dalla guerra e fa riflettere molto su quanto a volte fare del bene sia davvero una cosa banale, nel senso che chiunque non potrebbe fare a meno di operare umanamente, anche nei momenti peggiori. Del resto il titolo riprende il più famoso “La banalità del male” di A. Harendt che nasceva dall’incapacità di pensare. Pensare che per Perlasca è invece una capacità che non può che generare il bene. Il testo ci mostra un punto di vista sul periodo completamente diverso da quelli che emergono in altre pagine appartenenti allo stesso genere. La figura di Giorgio Perlasca dovrebbe sicuramente essere diffusa il più possibile poiché fa capire al lettore che l’altruismo, il coraggio e la solidarietà possono essere sì delle qualità innate, ma esse vanno conquistate di giorno in giorno e manifestate da ogni uomo specie quando un progetto politico prevede l’annientamento di altri uomini.

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