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                                                            Incontro del 6 febbraio 2018

    AD  ALTA VOCE      abbiamo letto La banalita del bene

DI COSA PARLA?

Il giornalista Enrico Deaglio, sulla base di un diario di guerra, di ricerche e soprattutto di testimonianze dirette, racconta la storia straordinaria di un eroico “magnifico impostore” il cui nome è oggi annoverato tra i Giusti fra le Nazioni allo Yad Vashem di Gerusalemme. L’avventurosa vicenda è quella di Giorgio Perlasca, italiano buono e coraggioso, commerciante di carni, che a Budapest, nell’inverno fra il 1944 e il 1945, fingendosi un diplomatico spagnolo riuscì a salvare migliaia di persone, soprattutto ebrei, dalla morte certa dello sterminio nazifascista. Tutto ciò sarebbe andato disperso se alcune donne ungheresi, salvate in quel terribile inverno, non si fossero imposte di rintracciare e ringraziare, molti anni dopo, il loro salvatore.

CHI È IL LETTORE DE “LA BANALITÀ DEL BENE”?

La banalità del bene è un testo rivolto a tutti coloro che vogliono capire veramente la storia, ricordare l’Olocausto, a partire dal 27 gennaio, giorno della Memoria e conoscere un grande eroe della storia italiana come Giorgio Perlasca - per troppo tempo rimasto sconosciuto - le cui imprese appaiono alquanto incredibili sebbene siano accadute realmente. Questo libro permette di capire perfettamente la difficile quotidianità imposta dalla guerra e fa riflettere molto su quanto a volte fare del bene sia davvero una cosa banale, nel senso che chiunque non potrebbe fare a meno di operare umanamente, anche nei momenti peggiori. Del resto il titolo riprende il più famoso “La banalità del male” di A. Harendt che nasceva dall’incapacità di pensare. Pensare che per Perlasca è invece una capacità che non può che generare il bene. Il testo ci mostra un punto di vista sul periodo completamente diverso da quelli che emergono in altre pagine appartenenti allo stesso genere. La figura di Giorgio Perlasca dovrebbe sicuramente essere diffusa il più possibile poiché fa capire al lettore che l’altruismo, il coraggio e la solidarietà possono essere sì delle qualità innate, ma esse vanno conquistate di giorno in giorno e manifestate da ogni uomo specie quando un progetto politico prevede l’annientamento di altri uomini.

 </p> <p style="text-align: justify;">LE FRASI DA NON DIMENTICARE

La vicenda offre molti spunti di riflessione, per questo abbiamo scelto alcune frasi tra le più significative e abbiamo cercato di commentarle:

  • Lei, che cosa avrebbe fatto al posto mio?

La frase di apertura, pronunciata da Perlasca stesso, è sicuramente la più ricca di significato di tutto il libro poiché aiuta a comprendere pienamente il senso del titolo, la naturalezza e la motivazione dei gesti compiuti. Una domanda a cui tutti vorremo rispondere di sì, ma ciò che implica sicuramente non si rivela così facile da attuare.

  • Perlasca prese uno degli astucci con una medaglia. "Vede questa? Una medaglia che mi ha dato l'Anpi di Padova. Io l'ho presa volentieri perché conosco i membri dell'associazione e sono brave persone. Ma la cosa buffa, però, è che io non sono un antifascista. Ho smesso di essere fascista, ma non sono diventato dopo la guerra un antifascista. La mia storia è diversa. A me, per esempio, diedero molto fastidio le leggi razziali.

Appare incosueta la situazione di Perlasca che, pur non essendo più fascista, non si pone apertamente contro quel partito ma disprezza le leggi razziali, avendo diversi amici ebrei e non capendo il motivo per cui questi uomini dovessero essere “trattati” in modo diverso soltanto per la loro appartenenza religiosa. In un passo precedente egli specifica che, data la sua educazione, è convinto del fatto che tutti gli uomini siano uguali. Poi ci tiene a precisare che gli unici a cui non vorrebbe essere paragonato come essere umano sono coloro che abusano delle donne.

  • La storia di Giorgio Perlasca è stata "acciuffata per un pelo". Pochi anni, e sarebbe rimasta sepolta o non creduta. Pochi anni e, oltre al protagonista-testimone, non sarebbero più stati in vita i sopravvissuti che hanno confermato quelle vicende. Il "ghetto internazionale", la legazione di Spagna, le rive del Danubio, le case protette sarebbero svanite. O peggio, sarebbero state dichiarate "mai esistite", così come oggi, negando Auschwitz e sfregiando tombe, si cerca di cancellare dall'Europa di fine secolo le tracce degli undici milioni di ebrei che vi vivevano appena mezzo secolo fa.

Queste parole fanno capire a tutti quanto sia importante il giorno della Memoria per la necessità di ricordare, e non solo il 27 gennaio. Perlasca ribadiva sempre che “quel che è successo allora non può ripetersi” e solo con la memoria possiamo evitare che ciò accada. La memoria si pone come vera forma di opposizione alla violenza.

  • Due giorni dopo, era il 9 novembre, anniversario della "notte dei cristalli" nella Germania nazista del 1938, diverse decine di migliaia di studenti sono sfilati in corteo per protesta. Spontaneamente, moltissimi ragazzi hanno apposta sui vestiti, o disegnata con un pennarello sulla faccia, una stella gialla con la scritta "siamo tutti ebrei”.

La frase finale del libro ci ricorda che alla fine siamo tutti ebrei, tutti uguali, cioè che le razze non esistono e che eventi come quelli citati non devono più accadere nella storia dell’umanità ma tutto dipende solamente da noi e da come ci comportiamo giorno per giorno.

COME COMINCIA

"Lei, che cosa avrebbe fatto al mio posto?"

Una di quelle domande pesanti in cui viene richiesta la complicità dell'interlocutore. Un quesito breve che supplica comprensione, fa balenare la fragilità e la debolezza umana, non solo di chi parla, ma soprattutto di chi ascolta. "Avevo paura, sono scappato... Lei che cosa avrebbe fatto al mio posto?" "Nessuno mi vedeva, l'ho fatto... Lei che cosa avrebbe fatto al mio posto?"

Ma il vecchio signore che me la poneva, non cercava comprensione o scusanti. Al contrario, stava cercando di dirmi che tutti, nella maniera più naturale, avrebbero dovuto comportarsi come si era comportato lui.

Il libro comincia con la domanda rivolta ad Enrico Deaglio da Giorgio Perlasca durante l’intervista. Una domanda impegnativa che fa emergere tutte le insicurezze umane. Per lui, semplice commerciante italiano, reagire è stato del tutto “naturale”, banale. Ma cosa avrebbe fatto realmente la maggior parte delle persone?

DOPO LA LETTURA

L'essenzialità del messaggio del libro, dalla lettura scorrevole, riesce a colpire a fondo il lettore, poiché chiama in causa un valore come la solidarietà che a volte sembra poco presente nella società moderna. Ci viene affidata l’idea che l’eccezionalità non appartiene solo agli eroi, può essere di tutte le persone comuni, come Perlasca, quando si trovano di fronte alla scelta di chi voler essere davvero.

 

Alberto De Laurentis           Giuseppe Ordine

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