REGISTRO ELETTRONICO

Ricevi le nostre news

Circolari

Agenda

...accade all'Einstein

Mediateca

Modulistica

Alternanza Scuola Lavoro

Area Docenti

Incontro del 24 aprile 2018

          AD   ALTA  VOCE   abbiamo letto    Goldoni La bottega del caff

DI COSA PARLA?

Di uno 'scorcio di realtà' portato a teatro: in una piazzetta di Venezia, intorno a una bottega del caffè - bevanda in irresistibile ascesa nel ‘700 - si intrecciano le vicende di vari personaggi che rappresentano la quotidianità e le situazioni del tempo. “La bottega del caffè”, pubblicata nel 1750, è una delle più importanti commedie di Carlo Goldoni che, spinto dall’enorme successo del soggetto, prima un semplice intermezzo, decise di tornarci sopra, ampliandolo fino a crearne una vera e autonoma commedia in tre atti.

È considerata uno dei suoi testi più fortunati tra le sedici commedie nuove perché ci permette di capire come il commediografo abbia portato avanti la sua “riforma teatrale”.

Il caffettiere Ridolfo, gestore della bottega, prende a cuore la sorte del giovane mercante di stoffe Eugenio, che da irresponsabile, da qualche tempo frequenta assiduamente “la casa da gioco” di Pandolfo dove ha subito molte perdite a vantaggio di Flaminio, un finto nobile.

La moglie di Eugenio, Vittoria, cerca invano di far ravvedere il marito. Allo stesso scopo è giunta a Venezia da Torino la moglie di Flaminio, Placida, la quale, travestita da pellegrina, ignora la nuova identità assunta dal marito, ed è esposta alle insidie intessute da Don Marzio. Quest’ultimo è un nobile napoletano prepotente e chiacchierone, simbolo di un’aristocrazia inattiva e parassitaria, che prova piacere nel frapporre ostacoli al desiderio delle due mogli di ricondurre sulla retta via Eugenio e Flaminio; trova anzi modo di indurli a festeggiare la ritrovata libertà quando pensa di aver allontanato definitivamente le due donne, e unisce ai festeggiamenti la ballerina Lisaura che, ignara del fatto che Flaminio sia già sposato, spera di diventare sua moglie.

Saranno il buon senso e la generosità del caffettiere Ridolfo, riconoscente verso il defunto padre di Eugenio, a riportare l’equilibrio perduto, cui contribuirà anche l’azione del garzone Trappola.

Il nobile napoletano, accusato di essere uno spione e un diffamatore, abbandonato da tutti, lascerà la città. È la vecchia aristocrazia che deve cedere il passo alla nuova mentalità borghese.

Leggi tutto...

           Incontro  del 13 marzo 2018

   

        AD ALTVOCE      abbiamo letto       la fattoria degli animali

DI COSA PARLA?

Di una rivoluzione fallita. Del mito di una società di uguali. Dell’apparenza del bene comune e della realtà del potere. George Orwell (1903-1950), pseudonimo dell’autore Eric Arthur Blair, oltre che a “1984” deve la sua fama anche a “La fattoria degli animali”, scritto nel 1945 e pubblicato in Italia nel 1947 da A. Mondadori Ed. Si tratta di un romanzo distopico che fa dell’allegoria politica e della satira, più o meno velata, i suoi punti forti: infatti è un chiaro riferimento alla rivoluzione russa e agli eventi immediatamente successivi. Attraverso la struttura collaudata della favola classica di Esopo, con parallelismi tra gli animali antropomorfizzati e le classi sociali della futura unione sovietica, Orwell esprime i suoi punti di vista sugli eventi riguardanti Lenin, Stalin e Trotsky, con tanto di rivoluzione, ascesa al potere con la forza e degenerazione nella dittatura.

Il libro narra in modo semplice e diretto la storia di una vera e propria ribellione degli animali nei confronti dell'uomo e il successivo sopruso, da parte della classe più intelligente, rappresentata dal maiale Napoleon, del potere appena ottenuto, grazie all’eliminazione degli oppositori interni ma soprattutto grazie a una massiccia opera di disinformazione a danno degli altri animali.

CHI E’ IL LETTORE DE “LA FATTORIA DEGLI ANIMALI”?

Il lettore perfetto per quest'opera non esiste, o meglio, potrebbe essere chiunque. Infatti il racconto procede fluentemente, con un linguaggio semplice e permette una immediata comprensione dei fatti narrati su più livelli, tra loro diversi: c’è quello di superficie, godibilissimo, dell’avventura straordinaria dei vari animali; quello, forse meno evidente, della visione del mondo di Orwell; e quello del lettore più esperto, che con buona cultura coglie fin da subito gli inequivocabili rimandi alla storia contemporanea, alla rivoluzione russa. 

Qualsiasi tipo di lettura si scelga, ci si potrà rendere conto di essere capaci “di andare oltre la lettera a”, al contrario della maggioranza degli animali della fattoria che, senza strumenti culturali, sono destinati a soccombere.

Chiunque comprenda il ruolo centrale che la letteratura svolge nello sviluppo della storia umana, deve anche comprendere che la resistenza al totalitarismo, sia esso imposto dall'esterno o dall'interno, è questione di vita o di morte. (G. Orwell)

Leggi tutto...

                                                            Incontro del 6 febbraio 2018

    AD  ALTA VOCE      abbiamo letto La banalita del bene

DI COSA PARLA?

Il giornalista Enrico Deaglio, sulla base di un diario di guerra, di ricerche e soprattutto di testimonianze dirette, racconta la storia straordinaria di un eroico “magnifico impostore” il cui nome è oggi annoverato tra i Giusti fra le Nazioni allo Yad Vashem di Gerusalemme. L’avventurosa vicenda è quella di Giorgio Perlasca, italiano buono e coraggioso, commerciante di carni, che a Budapest, nell’inverno fra il 1944 e il 1945, fingendosi un diplomatico spagnolo riuscì a salvare migliaia di persone, soprattutto ebrei, dalla morte certa dello sterminio nazifascista. Tutto ciò sarebbe andato disperso se alcune donne ungheresi, salvate in quel terribile inverno, non si fossero imposte di rintracciare e ringraziare, molti anni dopo, il loro salvatore.

CHI È IL LETTORE DE “LA BANALITÀ DEL BENE”?

La banalità del bene è un testo rivolto a tutti coloro che vogliono capire veramente la storia, ricordare l’Olocausto, a partire dal 27 gennaio, giorno della Memoria e conoscere un grande eroe della storia italiana come Giorgio Perlasca - per troppo tempo rimasto sconosciuto - le cui imprese appaiono alquanto incredibili sebbene siano accadute realmente. Questo libro permette di capire perfettamente la difficile quotidianità imposta dalla guerra e fa riflettere molto su quanto a volte fare del bene sia davvero una cosa banale, nel senso che chiunque non potrebbe fare a meno di operare umanamente, anche nei momenti peggiori. Del resto il titolo riprende il più famoso “La banalità del male” di A. Harendt che nasceva dall’incapacità di pensare. Pensare che per Perlasca è invece una capacità che non può che generare il bene. Il testo ci mostra un punto di vista sul periodo completamente diverso da quelli che emergono in altre pagine appartenenti allo stesso genere. La figura di Giorgio Perlasca dovrebbe sicuramente essere diffusa il più possibile poiché fa capire al lettore che l’altruismo, il coraggio e la solidarietà possono essere sì delle qualità innate, ma esse vanno conquistate di giorno in giorno e manifestate da ogni uomo specie quando un progetto politico prevede l’annientamento di altri uomini.

Leggi tutto...

                                                                     Incontro  del 12 dicembre 2017

AD  ALTA VOCE   abbiamo letto   Bambino Befana

DI COSA PARLA?  

Durante l’atmosfera natalizia, nella città di Roma, in un’affollatissima piazza Navona, arriva la Befana. Sì, e non come un’alternativa a Babbo Natale. In realtà è una ragazza alta, dai capelli rossi, di nome Adriana.  Viene pagata per rapire Carlo, un bambino che parla poco e che fa di questo la sua forza. Attorno a loro si muovono pessimi italiani come Giangilberto ed extracomunitari di vario tipo tra cui spicca Vitas, personaggio davvero inconsueto. La voce narrante si muove come in una fiaba ma il racconto propone l’azione e la suspance del noir che cambierà tutti i protagonisti.

CHI È IL LETTORE DI “IL BAMBINO RAPITO DALLA BEFANA”?

Il bambino rapito dalla befana è un testo rivolto non solo a chi legge per puro piacere o agli amanti del genere noir, dato il mistero e la tensione che fanno da sfondo alle vicende narrate, ma anche a tutti coloro che nelle pagine desiderano trovare spunti di riflessione. Durante la lettura di questa fiaba noir, si assiste al cambiamento di una donna, consapevole dei suoi errori, anzi di due donne che riescono a scegliere di non essere più come prima. Per il lettore che vuol sapere chi oggi gli sta intorno, basta leggere storie come queste, che rappresentano la nuova realtà, linguaggio compreso, con cui fare i conti e che il noir italiano, prima di altri, ha colto con sensibilità. Gli occhi dei personaggi riflettono il quadro della società moderna, costituita da molte persone con pregiudizi: diffidenti nei confronti degli stranieri che poi si rivelano essere gli eroi della situazione oppure, al contrario, fiduciose in chi è ritenuto affidabile che invece ti ‘pugnala’ alla prima occasione. 

Leggi tutto...

Incontro  del 7 novembre 2017

 

AD  ALTA  VOCE       abbiamo letto   Novecento libro

DI COSA PARLA?

Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da lì non fosse mai sceso. Dicono che nessuno sapesse il perché”.

Questo è al centro della narrazione di “Novecento” di Alessandro Baricco (Feltrinelli, 1994), molto più che un racconto di viaggio tra l’Europa e l’America di un particolarissimo personaggio.

Il narratore è un trombettista che viene assunto sulla nave Virginian, dove incontra il protagonista: Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, un pianista. Fra i due nascerà una sincera amicizia.

CHI E’ IL LETTORE DI “NOVECENTO”?

Non c’è una tipologia precisa per il lettore di “Novecento”: è per tutti. In particolare potrebbe piacere a chi ama i viaggi, il mare e soprattutto la musica. E’ una lettura dalla scrittura semplice, scorrevole, non particolarmente impegnativa, considerate le sue 52 pagine. E’ un testo adatto alla lettura ad alta voce in quanto nasce come un monologo teatrale per favorire l’immaginazione del lettore-spettatore.

Questa lettura è consigliata anche a chi vuol imparare a conoscersi meglio, specialmente se deve confrontarsi con un qualsiasi tipo di scelta o di cambiamento, che finiscono poi per essere raccontati. Per questo motivo “Novecento” ci fa capire cosa voglia dire narrare, avere qualcosa di interessante da raccontare, perché "Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla". Avere sempre qualcosa da raccontarsi, se ci riflettiamo bene, non è altro che vivere.

Leggi tutto...

PON

POR PUGLIA

Prossimi impegni

I nostri Lavori

Dicono di noi

Link Utili

ADEMPIMENTI ANAC

Certificazioni